È possibile per un uomo affrontare le tematiche maschili ispirandosi al coraggio radicale delle lotte femministe, allontanandosi dal ruolo culturale cui è da secoli legato?
Il tentativo di rispondere a questa domanda è affidato a chi si occupa professionalmente di questi temi e alla storia di una persona specifica
Tipico maschio italiano è un racconto-indagine in due fasi: inizia con un ciclo di incontri in diverse città italiane con realtà, persone e associazioni che, a diverso titolo, si occupano della riflessione sul tema della maschilità, per poi arrivare al debutto di uno spettacolo teatrale che raccoglie e sintetizza il percorso fatto. È possibile affrontare in prima persona – da parte di un uomo – le tematiche maschili ispirandosi al coraggio radicale delle lotte femministe per portare ad una presa di coscienza e un allontanamento del maschio dalla immagine e dal ruolo culturale cui è da secoli legato? È davvero possibile per un maschio liberarsi dal Patriarcato come le donne stanno da tempo cercando attivamente di fare? Tipico maschio italiano rappresenta il tentativo di dare una risposta a questa domanda sia collettivamente, ascoltando e incontrando chi si occupa da tempo a livello professionale e culturale di questi temi, sia personalmente, portando in scena una persona specifica ed una storia.
Il percorso di Tipico maschio italiano è un’indagine statistica e disperata. Statistica perché parte dai dati e cerca di raccogliere testimonianze, e disperata perché cerca di trovare una via d’uscita, una risposta “io non sono come gli altri”, e ha forti dubbi sulla speranza di riuscire a trovarla. Il punto di partenza sarà la fine di una storia d’amore: è lì che il maschio italiano deve combattere la sua battaglia con la cultura in cui è cresciuto con se stesso. È lì che il suo rapporto problematico con il controllo, la gelosia, il possesso, il rifiuto, il consenso può emergere in modo più chiaro e drammatico. Se pensiamo al tipico maschio italiano, pensiamo a noi stessi? Ci sentiamo l’eccezione o la regola? E se ce ne chiamiamo fuori, se ci sentiamo diversi, salvi, se sentiamo che tutto ciò non ci riguarda, perché ci sentiamo così? Perché crediamo di non aver mai fatto male a nessuno nella nostra vita? Che versione di noi stessi ci stiamo raccontando?