Dad or alive esplora il conflitto tra il desiderio di genitorialità e la paura di un futuro ostile. Storie, dati e confessioni, parole, musica elettronica dal vivo e videomapping, per dare voce a chi si chiede se diventare genitori sia ancora un sogno possibile o un peso insostenibile.
Vincitore Premio Stefano Cipiciani per il dispositivo scenico Generazione Scenario 2025
Mettere al mondo un figlio oggi è coraggio o incoscienza?
“Dad or alive” esplora il conflitto tra il desiderio di genitorialità e la paura di un futuro ostile: trasmettere qualcosa di sé o aggiungere un’altra vita in un mondo in crisi.
Tra storie, dati e confessioni, parole, musica elettronica dal vivo e videomapping, lo spettacolo dà voce a chi si chiede se diventare genitori sia ancora un sogno possibile o un peso insostenibile.
Ecoansia, precarietà, desiderio, paura: non è solo “voglio un figlio?”, ma “in che mondo crescerà?”.
In Dad or alive parola e suono vivono insieme. Il testo e la musica portano il tempo, il respiro, le pause, in un continuo contrappunto, in un’amplificazione reciproca. Non due piani sovrapposti, non una colonna sonora, ma un dialogo.
Synth, sample e loop sono costruiti in scena, in uno spazio sonoro dove il battito elettronico misura la tensione, apre e chiude i quadri, dilata o trattiene l’attesa. La musica è drammaturgia, non tappeto: ciò che viene detto e ciò che è impossibile a dirsi si sostengono a vicenda. Anche la luce, proiettata sui performer, partecipa a questo equilibrio. Rafforza segni e immagini e, allo stesso tempo, ingrandisce i gesti musicali — mani, controller, micro-azioni — rendendo visibile dettagli sonori che altrimenti rischierebbe di perdersi. Voce, elettronica live e proiezione compongono un unico dispositivo scenico: una partitura condivisa che tiene insieme contenuto e percezione.