Il dipinto di un massacro.
Il racconto di un dipinto.
La lettura di un racconto.
L’allestimento teatrale di una lettura.
La ripresa cinematografica di un allestimento teatrale.
La messa in scena in una proiezione cinematografica.
“Provo a convincermi di aver reagito. Ma può anche darsi che mi sbagli e cerchi un sollievo illusorio. Perché, in fondo, so di avere dipinto soltanto l’immagine di uno sterminio.”
Il Polittico dell’infamia è un dipinto teatrale a più ante, multimediale e multilingue, che indaga il rapporto tra arte, violenza e testimonianza. Ispirato al romanzo Triptico de la infamia dello scrittore colombiano Pablo Montoya, lo spettacolo tende il proprio arco tra due opere d’arte del Cinquecento: le incisioni di Theodore de Bry, che illustrano il genocidio degli indigeni nelle Americhe, e Il Massacro della notte di San Bartolomeo di François Dubois, la più celebre rappresentazione dello sterminio degli ugonotti da parte dei cattolici francesi.
Attraverso una narrazione teatrale a più livelli, lo spettacolo pone l’arte sul banco degli imputati: non più solo spettatrice, ma potenziale complice della violenza. Al centro della riflessione c’è un dilemma morale: può l’arte contribuire alla sospensione della violenza? Si può rappresentare il male senza diffonderlo, come per contagio? Si può testimoniare il dolore delle vittime senza averlo condiviso?
Il Polittico dell’Infamia esplora il mistero della possibilità di raccontare l’orrore con onestà, interrogandosi sul sottile, forse impossibile, equilibrio tra silenzio, rappresentazione e responsabilità.