Carlo Presotto e Paola Rossi orchestreranno un coro civile che, a partire dal materiale raccolto, racconterà di come il Retrone sia diventato il fiume simbolo di una rigenerazione del rapporto tra l’acqua e l’uomo.
La costruzione partecipata di un parco da parte di cittadini, la riscoperta della sua navigazione, la difficoltà di percorrerne le rive.
“I fiumi di Vicenza sono tre, ma questo all’inizio Elisa non lo sapeva, pensava fosse uno solo…”
Una narrazione corale che parte da tante esplorazioni personali del fiume Retrone e le cuce con frammenti letterari, documenti storici, racconti leggendari e mitici.
Il fiume Retrone gira come un serpente nella città, percorrendola a piedi potrebbero essere fiumi diversi, si fa presto a perdere l’orientamento. Eppure, la città è costruita sull’acqua, come scopre Patrizia facendosi portare dall’acqua, dalle emozioni e dai ricordi. Mulini, ponti, terrazze e giardini. Il fiume attraversa la città ma non le appartiene, perché la città non lo può vivere. Valentina si troverà nei guai nelle sue esplorazioni testarde, risalendone gli argini verso le colline, nel cercare di capire a chi il fiume appartiene.
Di sicuro si sentono la responsabilità di custodirlo quei cittadini che sulle sue rive hanno immaginato 30 anni fa di costruire un parco, quel Parco Retrone che oggi ci indica quale potrebbe essere una possibile pratica di relazione con il nostro futuro.