Il Paese dove non si muore mai


Teatro delle Albe


primarie

Lun 23 Marzo 2026, 09:30
Info

con Alice Cottifogli, Fallou Diop, Adama Gueye, Moussa N’Diaye
voce registrata Laura Redaelli
regia Alessandro Argnani, Damiano Grasselli
aiuto regia Viviana Magoni
musiche Christian Ravaglioli
costumi Roberto Magnani
scenografie Antonio Barbadoro
luci Luca Pagliano
squadra tecnica Alessandro Pippo Bonoli, Gilberto Bonzi, Fabio Ceroni, Enrico Isola, Lorenzo Parisi, Filippo Ianiero, Paolo Baldini, Fagio
coproduzione Albe/Ravenna Teatro – Teatro Caverna – Ker Théâtre Mandiaye N’Diaye

Dëkk bu kënn dull dëwee

Ti stavo aspettando: in questo posto potrai fare tutto quello che vuoi. Qui niente è proibito, tutto dura per sempre e ogni divertimento è garantito ogni giorno, ogni giorno, ogni giorno, perché questo è il Paese dove non si muore mai.

Si tratta di una creazione teatrale a partire da Il paese dove non si muore mai di Italo Calvino, uno spettacolo nel solco del meticciato teatrale delle Albe, radice poetica della compagnia fin dalla fine degli anni ’80 creato grazie alla collaborazione con il Teatro Caverna che tra il 2012 e il 2014 ha lavorato al fianco di Mandiaye N’Diaye per la creazione di Opera Lamb.
Nella contaminazione afro-italiana, la storia si sviluppa attraverso la figura di una giovane “tubab” (termine senegalese per indicare “i bianchi”) che rifiutandosi di accettare la morte decide di intraprendere un viaggio verso il paese che dà il titolo alla fiaba. Nel viaggio la giovane incontra insoliti saggi che tra momenti di ilarità ed altri di malinconica poesia, le propongono alternative di longevità. Questi saggi vengono da “un altro mondo”, che è l’Africa, ma anche l’Altrove perché, come ogni fiaba che si rispetti, si svolge nel tempo del sogno, che è ponte tra mondo e storie. Perché la paura che ci accomuna tutti è una sola: quella che spesso non riusciamo neanche a nominare.


tecnica teatro d’attore
temi interculturalitĂ , viaggio interiore, affrontare le proprie paure
durata 55 minuti
fascia d’età  + 8 anni


recensione di Vittoria de Carlo – Eolo-ragazzi.it

[..] Lo spettacolo che ne deriva nell’insieme risulta variopinto e di grande qualità espressiva, al limite del grottesco. Con il suo bilanciato equilibrio fra pathos e comicità riporta la complessità di una realtà sociale che può attraversare un territorio e, soprattutto, dinamiche umane immortali, intime, collettive. Abbiamo forse meno diritto alla felicità se abbiamo fatto soffrire qualcuno? I sogni devono davvero essere sempre meritati perché si avverino? L’essere umano è più complesso delle sue azioni e anche dal dolore più profondo può nascere qualcosa di nuovo, qualcosa che altrimenti non avrebbe mai preso forma. Crescere è un processo fatto di trasformazioni: fare la muta, spiccare il volo dal punto più alto, arrivare al centro delle cose per poi tornare indietro, sono tutti modi per andare avanti, che poi andare avanti significa anche andare di lato, di sopra, di sotto. Non siamo forse tutti Minotauri in cerca di un filo da tenere tra le mani nel nostro labirinto? [..] leggi la recensione completa