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Game over

Inquanto teatro

testo Andrea Falcone e Matilde Piran
regia Giacomo Bogani
illustrazioni Marta Baroni
costumi e cura del movimento Floor Robert
disegno luci e tecnica Monica Bosso
con Michela Lusa, Teresa Tanini e Stefano Maria Iagulli
con sostegno di Straligut Teatro, Murate Art District, Teatro di Rifredi e Comune di Firenze

tematiche: paura, invenzione, fantasia

P r e s e n t a z i o n e
GAME OVER è uno spettacolo per bambini sulla paura di affrontare la fine delle cose (grandi e piccole) e sulla difficoltà di finire quello che stiamo facendo (i compiti e i giochi, le partite a carte o a pallone, le serie tv che ci piacciono, i libri e le conversazioni). Mette in scena un personaggio teneramente spaventato da ogni conclusione, e della sua avventura in un luogo fiabesco e moderno insieme: la Fabbrica delle Fini. Nelle sue vaste e misteriose stanze si producono tutte le le conclusioni che ogni giorno vengono consumate nel mondo. La presidentessa, la Signorina Effe, dirige in modo inflessibile i suoi dipendenti, cercando sempre nuovi modi per aumentare la produzione, e il consumo, di fini grandi e piccole. E quando Alice (è questo il nome della nostra protagonista) inizia a muovere i primi passi in questa fabbrica, due diverse visioni della vita iniziano a scontrarsi. Chi vuole finire tutto e chi non vuole finire nulla, chi ha bisogno di definire, chiudere, archiviare, e chi vuole lasciare tutte le porte aperte. Tra lieti fine e finali a effetto, ultime parole famose e titoli di coda, coperchi, tappi di dentifricio e francobolli, va in scena l’ambivalenza e la fragilità di ognuno di noi, bambini e adulti, di fronte a quel mistero che è la fine.

P e r s o n a g g i :
Al i c e
È una ragazzina che non finisce niente: non finisce i compiti e non finisce la cena, non vorrebbe mai finire le sue giornate, e poi, al mattino dopo, si sveglia che non ha ancora finito di sognare. Sarà per questo che, nella giornata raccontata dal nostro spettacolo, iniziano ad accaderle cose incredibili e inaudite?
La Signor ina Effe
Effe è il cognome, il nome non è noto (e nessuno è abbastanza in intimità con lei da chiederglielo). Dirige con pugno di ferro la Fabbrica delle Fini: un luogo vastissimo e un po’ magico, forse sotto terra, sicuramente fuori dalla portata dei normali abitanti del pianeta Terra, dove vengono preparate tutte le “fini” che sono consumate nel mondo. Produce tappi di dentifricio e coperchi per pentole, finali cinematografici ed epiloghi di romanzi, nastri per traguardi, cappelli, medicine, bare, e un sacco di altri oggetti. Vive per gli affari, che vanno piuttosto bene. Ha un solo problema: un cliente che rimanda indietro tutte le fini proposte, che si rifiuta di usarle. Una bambina che non finisce mai niente. Alice.
Nume ro 8
Uno dei dipendenti della Fabbrica delle Fini. Singolo in una schiera infinita di lavoratori. Non sa di preciso chi è, e per questo si traveste o trasforma in una grande varietà di personaggi. È costretto a svolgere tutti i compiti che gli impone la Signorina Effe per avere in cambio quello che a lui manca da sempre: la fine del proprio nome, le lettere che gli sono state sottratte chissà
da quanto, e la sua identità. Insomma: è un po’ psicopatico, un po’ magico, molto divertente.

Temi e Motivazioni
Il mondo moderno sembra aver dichiarato guerra alla parola “FINE”. Cosa sono le chat se non conversazioni infinite? Siamo sempre in attesa di un nuovo contenuto sui nostri smartphone, di un nuovo aggiornamento. Anche le storie, oggi, si rifiutano di sparire: sequel, remake, reboot, revival, cover, prequel, making of, sono parole magiche che usiamo per non dover chiudere
(sul serio) nessun film, nessun libro, nessuna narrazione. Ma è nei videogame che il nostro “tempo senza fine” ha il suo emblema più sensazionale. Ogni partita si chiude con due parole. “GAME OVER”. Quelle parole ci dicono l’esatto contrario di quello che significano: ripetono che il gioco non è finito, che i morti non sono morti, che è tutto pronto per una nuova partita. Anche noi siamo pronti. E allora, cominciamo! Con uno spettacolo vivace e surreale, vogliamo portare in scena una riflessione su un tema che riguarda tutti, ma sopratutto le nuove generazioni. Il
nostro rapporto con la Fine.