Albert eD io


Compagnia del Sole


secondarie di 1° grado

Mer 4 Marzo 2026, 09:30
Info

di Francesco Niccolini
drammaturgia Flavio Albanese, Marinella Anaclerio, Francesco Niccolini
con Flavio Albanese
regia Marinella Anaclerio
scene Francesco Arrivo
luci Cristian Allegrini
costume Marinella Anaclerio
video Giuseppe Magrone
realizzazione scena Domenico Pirozzi
realizzazione costume Angela Gassi
foto Laila Pozzo
consulenza (e pazienza) scientifica Vincenzo Napolano
una coproduzione Fondazione Sipario Toscana Onlus, Fondazione TRG, Compagnia del Sole

Una panchina. E un albero.
Il gioco della campana disegnato a terra.
Caselle fino al 13.
Si sente un pezzo di Mozart, pianoforte e violino, entra un attore, non giovane con baffi e capelli arruffati, molto somigliante ad Einstein ed imbraccia il violino.
Non lo suona perché a differenza di Albert, non lo sa suonare, ma ci prova
Si interrompe. Borbotta tra sé e sé. Si siede. Ricomincia a suonare.
Non troppo convinto, si ferma.
Racconta.

La frase che si sente ripetere più spesso tra i fisici è che: la meccanica quantistica non si può comprendere, ci si può solo arrendere e accettarla, e – in un certo senso – è quello che accade al protagonista dello spettacolo: un uomo in là con gli anni che suona un violino in un parco e incontra un bambino che gioca a campana ma con regole che non sono quelle consolidate, ma nuove, di più, strane e apparentemente insensate. È la stranezza illogica del modo di giocare del bambino che incuriosisce l’uomo, anzi, lo tormenta, al punto tale che non riesce più a concentrarsi sul violino e non può non chiedere spiegazioni al ragazzino.
Inizia un dialogo surreale, comico, struggente, un botta e risposta fitto, dove il bambino demolisce le certezze dell’anziano, che a sua volta riesce a trasmettere al ragazzino buona parte della meraviglia che anni di studi e di scienza gli hanno permesso di provare, ma anche le delusioni, le attese, le scoperte fatte e quelle che non farà in tempo a fare.

Che l’uomo sia un Albert Einstein ormai anziano non ci sono dubbi (adorava suonare il violino), ma chi è il ragazzino che gioca a campana con due dadi, e che ha una risposta misteriosa a ogni domanda di Albert?

Lo spettacolo ha la struttura di un dialogo socratico: così come nel Simposio Socrate narra il suo incontro con la sacerdotessa Diotima, che lo inizia all’arte dell’amore, qui è Albert Einstein a prendere la parola in scena per raccontare un singolare e brillante dialogo con un ragazzino speciale, che in realtà scopriremo
essere…

Albert eD io è un viaggio poetico e malinconico tra la felicità delle scoperte più incredibili e la sofferenza di non poter capire tutto quello che vorremmo comprendere, mischiate con il peso della responsabilità delle scoperte e delle loro applicazioni, e la voglia di avere ancora tempo, più tempo, per scoprire ancora, e ancora, e ancora.


tecnica Teatro d’attore
temi scienza, scoperta
durata 60 minuti
fascia d’età + 11 anni


La Filosofia di Einstein, la fanciullezza di Dio

la recesione di Tommaso Chimenti su Gagarin magazine
E se lo studio delle stelle, dello spazio-tempo, dell’Universo fosse solo un pretesto, o l’altra faccia della medaglia o addirittura potesse essere assimilabile alla mistica e alla religione? Da una parte la scienza, la razionalità, i numeri, dall’altra la fede cieca in un’entità invisibile. E invece a guardare l’infinito delle galassie, perdendosi dentro i meandri della Creazione o del Big Bang, come lo vogliamo chiamare, è inevitabile parlare di Dio o Natura cercando quel Supremo (qualunque cosa sia) che ci ha creato e trovarlo nell’immensità e nella vastità (difficile anche solo da immaginare, proprio perché l’uomo è finito) del Cosmo quanto dentro la nostra anima in uno zoom che arriva nell’iperuranio e in un microscopio che sfida l’atomo. [..] leggi la recensione completa