La Piccionaia S.C.S. – info@piccionaia.it - Sede legale Piazza Insurrezione 10 – 35139 Padova | Sede operativa Stradella Piancoli 6 – 36100 Vicenza - P.I. 00345390249 - REA: PD–442747 - Cap. Soc. € 43.669,24

Teatro del Carretto

Ultimo Don Chisciotte

liberamente tratto da Miguel de Cervantes

adattamento drammaturgico e regia Maria Grazia Cipriani
assistente alla regia Jonathan Bertolai
con Stefano Scherini, Giacomo Vezzani, Ian Gualdani
Musiche Giacomo Vezzani
Luci Fabio Giommarelli
Fonico Luca Contini
Oggetti di scena e costumi realizzati da Rosanna Monti – Giacomo Pecchia
Foto di scena Claudio di Paolo

Sognare il sogno impossibile
Raggiungere la stella irraggiungibile
Amare in modo casto ed anche da lontano
Combattere per ciò che è giusto
Tentare quando le braccia sono troppo stanche
Essere disposti a marciare all’inferno
Per una causa divina
…Seguire quella stella
Non importa quanto sia priva di speranza
Non importa quanto sia distante…

Il nostro “Ultimo Chisciotte”, scalcagnato vagabondo dell’impotenza, continua ad inseguire l’utopia, facendola giocare con la realtà.
Si apre il sipario sul fascino e la dannazione di quell’uomo che, come nel testo di Cervantes, si fa attore e personaggio per misurarsi con il “polverio” del palcoscenico come col polverio delle cose e del mondo, perduto tra la realtà rappresentata e quella autentica.
E Sancio? Personaggio che rispetto a quello di Chisciotte, già psicologicamente costruito, è un improvvisato “servo di scena”, come un folletto che tra una capriola, un guizzo e uno sberleffo, cerca di capovolgere i valori del padrone dimostrandogli che ogni linea dritta nasconde un rovescio storto.
Ma il suo sarà un percorso che lo vedrà lentamente abbracciare il valore chisciottesco, come un discepolo che ha imparato e amato una lezione di vita dal proprio maestro fino a farla sua. E farsi lui stesso ultimo Chisciotte, in un inno alla rinascita dell’utopia.
Il palcoscenico, nudo di supporti scenografici, munito esclusivamente degli elementi propri…graticcia, corde, scale, cantinelle, casse, costumi…specchio di quell’ambiguità dove
tutto è finzione e insieme verità, è esso stesso scenografia.
…Così, metafora dell’incontro, e conseguente liberazione di prigionieri incatenati, ecco calare dall’alto gabbiette con uccelli cinguettanti stridor d’aiuto, che Chisciotte si appresta a liberare con il relativo sconquasso che ne deriva……
…… Oppure in un gioco di luci e sonorità, accecati dal polverio della
battaglia, in un cerchio di risate di scherno nemiche, ecco Chisciotte
mulinare una lunga cantinella a mo’ di lancia e girare vorticosamente su
se stesso…per poi cadere a terra come una pertica, sfinito dalla lotta……
……O ancora, e sono solo costumi semoventi, andare in soccorso di
giovinette perseguitate e braccate da creature mostruose, che
trasformano il loro tremore in accattivante danza sensuale……

Mentre l’impareggiabile Dulcinea, unica signora dei più segreti pensieri, primo oggetto del desiderio, è la donna che non esiste, puro e doloroso miraggio.
Maria Grazia Cipriani