nulla è più invisibile

fratelli dalla via

Sab 3 Agosto 2024, 18:30
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di e con Marta e Diego Dalla Via
coproduzione Operaestate Festival, La Piccionaia

fascia d’età +11 anni

Sulla collina di Marostica che ospita Pigrotto, la scultura gigante di un cane a sei zampe creato da Elena Xausa, giovane e talentuosa illustratrice scomparsa nel 2022, i Fratelli Dalla Via indagano sul tema della memoria. Una riflessione che parte proprio dal tema del “monumento”, delle sue intenzioni, di come muta nel tempo il suo significato, sulla memoria dunque come forza attiva nel presente. Una riflessione senza pregiudizi, su quanto le celebrazioni, gli anniversari, le commemorazioni possano esserci utili, e quali rapporti esistano tra l’atto del ricordare e la responsabilità di agire e di cambiare.

Sulla piazza c’è un ammasso di sagome umane. Donne e uomini irrigiditi e muti. A ben guardare solo uomini. Il corpo possente di un giovane atleta è adagiato malamente sul cappotto altrettanto possente di un uomo coi baffi. Baffi già visti, baffi e pizzetto. Lenin. L’atleta ha le caviglie spezzate.
Sembra Zlatan Ibrahimovic con le caviglie spezzate, riverso sul rigido cappotto di Lenin. Dietro, un signore dalla folta chioma tiene il naso puntato a terra. Sembra che tutto il peso di questa massa inerme si regga sulla punta del naso di questo tizio che ha la faccia di uno che si chiamava Colombo. E ancora gambe e braccia sollevate al suolo e una testa enorme con enorme mascella e buffo pennacchio e poi qualcosa come una mano che si muove.
Una mano si muove e dal fondo di questa umanità in macerie emerge una ragazza. Risale questa montagna di marmo e di bronzo e si siede su un piedistallo vuoto al centro della piazza.

Un monumento esiste perché qualcuno l’ha eretto, e l’ha eretto con una precisa intenzione: è un atto comunicativo, un segno di quelle intenzioni.

In quanto segni, i monumenti, mutano di senso col mutare dei tempi. La memoria non è semplicemente il deposito di un tempo passato, di un’epoca trascorsa, ma una forza attiva nel presente. Quando ricordiamo non riportiamo alla mente solo un fatto del passato, ma l’impressione che ora, nel presente, abbiamo di quel fatto.
Cioè la sua interpretazione. Non scrittura. Riscrittura.

Nel caso della memoria storica, con particolare riferimento alle giovani generazioni, c’è il tentativo di rievocare e comunicare qualcosa di lontano e sconosciuto. Si fa memoria di qualcosa che non è mai appartenuto al vissuto individuale o collettivo di chi dovrebbe ricordare, ciò rende questo processo molto più assimilabile al racconto che al ricordo.

Vorremmo chiederci senza pregiudizi quanto le celebrazioni, gli anniversari, le commemorazioni possono esserci utili, chiederci quali rapporti esistano tra l’atto del ricordare e la responsabilità di agire e di cambiare.

Come si ricorda qualcosa che non si è mai vissuto?