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Ragazzi

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Scheda artistica

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Che forma hanno i desideri, che gesti li accompagnano, che suoni, che sensazioni?
Un artista con la barba bianca, il suo palcoscenico come un’isola incantata dove giocare con il corpo, la voce, la luce, alcuni oggetti, la possibilità di produrre dei suoni.
Un pacchetto di lettere che arrivano da una amica maestra, che chiede all’attore di aiutarla a dare forma ai desideri che le hanno consegnato a scuola i bambini.
Un pubblico di ragazzi e qualche adulto, che aiutano l’attore nel suo compito.
Via via che i desideri prendono forma, il palcoscenico si popola di storie, come una isola che non c’è, dove reale e possibile possono convivere nell’antico gioco del “come se”.
Via via che la storia si snoda scopriamo che l’attore, Peter, e la maestra, Wendy, coltivano da quando erano piccoli la loro amicizia, scambiandosi ghiande e ditali, lettere e sogni.

Tre domande

Cosa succederebbe se una sera, per magia, si spegnessero tutte le luci? I lampioni, le luci delle macchine, quelle delle scale, la luce della cucina e l’abat jour del comodino, persino la televisione e lo schermo del telefono ed i led rossi del caricabatteria.
Per un momento ci sentiremmo impauriti, soli, al buio. Poi i nostri occhi inizierebbero ad abituarsi, e inizieremmo, se non ci fossero le nuvole, a veder brillare le stelle.

Cosa significa andare a caccia di desideri? Significa provare a fare silenzio, ad abbassare il rumore di fondo dei pensieri, ad ascoltare la voce di dentro, che sussurra parole a volte segrete, a volte indecifrabili. Superare la periferia dei bisogni. di ciò che ci manca, per cercare il centro, ciò che ci rende pienamente noi stessi.

Come praticare l’utopia, quel dialogo tra il reale ed il possibile attraverso il quale prende forma il nostro futuro? Da una parte la realtà, le cose concrete, ciò che ci manca per abitare il presente. Dall’altra il sogno, le infinite possibilità che si aprono intorno e sopra di noi, che ci oltrepassano aprendoci al futuro.
L’utopia sono quelle stelle lontane: facciamo un passo e si allontanano di un passo, facciamo dieci passi e si allontanano di dieci passi. Ed allora perché continuiamo a fissarle? Per continuare a camminare.

Carlo Presotto e Silvano Antonelli hanno in comune tanti anni di storia di teatro ragazzi, dall’animazione teatrale all’osservatorio dell’immaginario, fino ad oggi, lungo strade parallele in connessione tra loro. Con questo spettacolo vogliono dare spazio e voce ai desideri dei bambini di oggi, senza sottrarsi all’obbligo di confessare, almeno in parte, i loro di desideri.

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