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prima guerra

Ricorrenze - Serale

serale

Scheda artistica

prima guerra

mario perrotta

Quando nasce una guerra – dio mama – so da che parte sto. Anche se non la voglio, anche se quella guerra mi ribalta lo stomaco, comunque so da che parte sto: se sono francese, poniamo, sto con la Francia; se sono tedesco sto con la Germania; austriaco con l’Austria e se sono italiano sto con l’Italia…
E invece no. Se sono italiano, ma vivo in Trentino o nelle Venezie Giulie, può anche essere che sto con l’Austria. Anzi: sicuro che sto con l’Austria, soprattutto se questa nazione si chiama ancora Impero Austro-Ungarico e siamo nei primi anni del secolo passato.

Però, quando una guerra nasce, finisce pure. E tutti ce lo ricordiamo quand’è nata e quando è finita. Tutti lo sappiamo e lo ripetiamo, da un secolo: la guerra del ’15 -’18…
E invece no. Se sono italiano, vivo in Trentino o Venezie Giulie – che poi è austrungarìa – può anche essere che la guerra comincia prima. Anzi: sicuro che comincia prima. Soprattutto se c’ho 21 anni, massimo 40, la guerra, per me che sono italiano e sto con l’Austria, comincia nel 1914 . Però – dio benedetto – finisce come per tutti gli altri nel 1918.

E quando una guerra finisce si sa finalmente chi sono i vincitori e i vinti…
E invece no. Se sono austro-italiano, c’ho i miei 21 anni, massimo 40, ho buttato il sangue un anno in più degli altri italiani come me, può anche essere che non so se ho vinto o perso. Anzi: sicuro che non lo so, soprattutto se mio fratello era sull’altro fronte – “boia di un giuda” l’han chiamato – mia mamma e la mia donna portate di forza in un campo di concentramento da soldati austriaci come me, la nostra casa stracciata e con la porta sbracata che sembra urlare la sua disperazione, mentre io, che almeno pianger volevo davanti a questo scempio della guerra finita, mi hanno detto di stare allegro che ora siamo in Italia, che anche se non ho più niente e se ho sparato dalla parte sbagliata, ora siamo in Italia. Cristo! Anche il diritto alla disperazione m’hanno tolto che adesso, dicono, siamo in Italia, dicono.

Non so, quindi, se ho vinto o se ho perso.
So solo che gli austriaci m’hanno dato addosso perché non si fidavano di noi di lingua italiana; che gli italiani m’hanno dato addosso perché non si fidavano di noi italiani di Cecco Peppe; che Mussolini m’ha dato addosso e m’ha nascosto i miei morti all’ombra di Battisti; che io non ho voluto la maledetta guerra, che ho sparato a un nemico che non m’è nemico, che m’hanno chiamato dai campi – tempo un giorno – per andare in trincea e che nessuno m’ha risposto alla domanda: ma io, da che parte sto?

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