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i piccoli maestri

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Scheda artistica

i piccoli maestri

paola rossi

Lezione spettacolo ispirata all’omonimo romanzo di Luigi Meneghello

“I piccoli maestri” di Luigi Meneghello è stato scritto nel 1963 e pubblicato la prima volta da Feltrinelli l’anno successivo, il 1964. La stesura del libro si colloca quindi a vent’anni di distanza dai fatti che vi vengono descritti. Lo stesso autore in un saggio del 1987 analizzando il romanzo distingue due livelli: “l’esperienza”, cioè la partecipazione alla guerra civile, e il “resoconto” che lui stesso ne ha dato vent’anni più tardi.
Una distanza che non è solo temporale, ma anche umana e letteraria. Umana, nel senso che, come dichiara lo stesso autore, vent’anni sono stati il tempo necessario ad esorcizzare gli aspetti più dolorosi di quell’esperienza; letteraria, perchè Meneghello, inserendosi nel filone della letteratura della Resistenza, interviene con una voce personalissima, sincera, ironica, antieroica, lontana da ogni intento celebrativo.
Come scrive nell’introduzione all’edizione del 1976 di “Piccoli maestri”: “Ho voluto in sostanza esprimere un modo di vedere la Resistenza che differisse radicalmente da quello divulgato (e non penso solo ai discorsi e alle celebrazioni ufficiali) e cioè in chiave antieroica”.
Proprio in questa chiave antieroica, che porta l’autore a far risaltare l’aspetto dell’esperienza umana, personale, nel quadro della grande storia, sta l’attualità di questo romanzo, la capacità di dialogare con i lettori di ogni tempo, anche i più giovani; anche perché la Resistenza fu un grande movimento composto nella stragrande maggioranza da giovani.
La vicenda narrata, in breve, è autobiografica: alcuni studenti e universitari vicentini in seguito all’armistizio e alla grande confusione che regna in tutto il Paese dopo l’8 settembre del 1943, si organizzano per compiere qualche piccola azione di sabotaggio e propaganda in città. Aderiscono quindi alla Resistenza e decidono di salire in montagna, dove si uniscono a un reparto del Partito d’Azione, una formazione “minore”, destinata a sciogliersi nel dopoguerra, ma portatrice di grandi valori civili ed esistenziali.
L’unità, una trentina di ragazzi in tutto, è costituita e comandata da Antonio Giuriolo, insegnante e critico letterario, capitano degli Alpini, partigiano medaglia d’oro al Valor militare, caduto in combattimento il 12 dicembre 1944 a Lizzano di Belvedere sull’Appennino Tosco Emiliano.
Il gruppo è oggi conosciuto come il reparto dei “Piccoli maestri”, dal titolo del romanzo che ne narra le gesta, anche se nella realtà non ha mai avuto questo nome.
L’attività dei “piccoli maestri” si sviluppa in luoghi diversi – nella Valle del Mis, prima, poi sull’altipiano di Asiago e infine sui Colli Vicentini – nell’arco di 14 mesi dall’ottobre del 1943 al novembre del 1944.

Al centro del racconto sono i drammatici rastrellamenti del 5 e 10 giugno intorno a Malga Fossetta, sull’altipiano di Asiago, nel quale molti dei compagni di Meneghello perdono la vita. “Non fu per errore di Antonio se appena fummo organizzati ci rastrellarono e ci distrussero. C’erano troppe migliaia di tedeschi e di ucraini quel giorno; né il terreno, né il nostro numero consentivano altra guerra di montagna, in questa parte del Veneto, che di fare la bande, e poi essere sterminati”.  E poi, soprattutto, come dichiara lo stesso Meneghello all’inizio del romanzo parlando di sé e dei suoi compagni: “Non eravamo mica buoni, a fare la guerra”.
La storia prende vita nelle pagine così come viene restituita dalla memoria, con un andamento quasi onirico e straniante: alcuni episodi sono ancora eccezionalmente vividi, altri risultano più sfuocati, confusi, altri ancora sono andati irrimediabilmente perduti. Meneghello non si preoccupa di colmare lacune, né di ricostruire una “oggettiva” verità dei fatti: “Quei giorni sono avvolti in un’aria di confusione; da allora ne parliamo, ne parliamo, quelli che ancora siamo qua, ma una versione ufficiale non esiste, il nostro canone è perduto, la cronologia è a caleidoscopio”.
Sullo sfondo della storia, emergono le figure dei compagni di avventura di Meneghello – quelli che sono “ancora qua” e quelli che non sono sopravvissuti – primo fra tutti il Capitan Toni, Antonio Giuriolo, e poi Lelio, Nello, Bene, Dante, Renzo, Rodino, i due inglesi, Walter e Douglas, il russo Vasilj e una instancabile e coraggiosissima figura femminile, Maria Setti, organizzatrice dell’attività partigiana nel Vicentino.
La narrazione ripercorre la trama del romanzo, contestualizzandola nel periodo storico, nell’ambiente culturale dell’epoca e nei luoghi dove si è sviluppata. Ma soprattutto, cerca di dare un volto ad alcuni dei protagonisti, sottraendoli al ruolo di personaggi, e restituendo loro una voce e una personalità. Ci sono coloro che sull’altipiano hanno perso la vita – come il Moretto, al quale un altro grande scrittore, Mario Rigoni Stern, dedica un bellissimo racconto – e coloro che sono sopravvissuti e, nel nome di quell’esperienza giovanile, hanno contribuito, dopo la fine della guerra, allo sviluppo politico, sociale ed economico del Paese.
Due di loro, in particolare, Dante Caneva e Renzo Ghiotto, rispettivamente il più anziano e il più giovane dei piccoli maestri, hanno rilasciato negli ultimi anni alcune interviste, arricchendo la ricostruzione fatta nel romanzo con le loro personali esperienze e i loro punti di vista.
Le testimonianze di Dante e Renzo rafforzano la visione umana, antieroica e antiretorica della Resistenza proposta da Meneghello, restituendo la “normalità” di quei giorni eccezionali, l’ineluttabilità – quasi l’ovvietà – di una scelta che ha segnato per sempre le loro vite.
Il racconto, accompagnato da immagini di volti e di luoghi, prende le mosse da una fotografia che ritrae la narratrice e il “piccolo maestro” Dante Caneva scattata nel giugno del 2012 a Malga Fossetta, dove i due si sono incontrati davanti alle pagine di Meneghello, nel corso di un pellegrinaggio civile nei luoghi della Resistenza.

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