La curiosità per i vermi, anche chiamati lombrichi, nasce nella prima infanzia, stimolata dalla loro strana natura e forma. Tuttavia, presto si perde un po’ perché è repressa dalla nostra paura per qualcosa che non conosciamo davvero, un po’ perché la nostra attenzione si sposta su soggetti che più facilmente stimolano la nostra fantasia, come i dinosauri e la loro misteriosa scomparsa o i bruchi e la loro poetica trasformazione in farfalle. Questa è la sfortuna dei vermi. Eppure, questi esseri apparentemente distanti da noi hanno suscitato la curiosità di grandi scienziati proprio per la loro “stranezza”, primo fra tutti Charles Darwin. Nella sua ultima opera a loro dedicata, Darwin ci restituisce un’immagine dei vermi come esseri tutt’altro che spregevoli. Nonostante l’aspetto così alieno, dalle sue pagine trapela una profonda poeticità, dimostrando anche barlumi di quella che chiamiamo intelligenza. Partendo da questa riflessione, Noemi Vola scrive e illustra un “trattato abbastanza breve di storia naturale”, guidandoci alla comprensione di come anche un essere vivente profondamente lontano da noi abbia la capacità di parlare della nostra vita, dei nostri sentimenti, di come viviamo.
Sulla vita sfortunata dei vermi parla poeticamente e con divertimento di noi, della nostra vita, dei nostri difetti e dei nostri pregi, e soprattutto della meraviglia che ci accompagna ogni volta che intraprendiamo un viaggio alla scoperta di qualcosa di nuovo. La curiosità e il desiderio di conoscenza sono lo stimolo per avvicinare questi esseri incompresi e distanti; lo studio e la scienza sono gli strumenti per conoscere ciò che apparentemente è lontano da noi; l’ironia e il gioco sono le chiavi attraverso cui poeticamente comprendere noi stessi.
tecnica: teatro d’attore
temi: natura, ricerca scientifica
durata: 50 min
fascia d’età: +5 anni